STORIA DEI MALASPINA

I Malaspina sono stati una famiglia italiana che ha governato i feudi della Lunigiana dal XII al XIV secolo e, dal XV secolo fino al 1797, furono i sovrani di Massa e Carrara.

Pur discendendo dai Longobardi, costituirono di fatto per molti secoli, lo Stato cuscinetto fra la Toscana Medicea prima e Granducale poi e gli Stati del Nord Italia come il Ducato di Modena (e Lucca), quello di Parma, la Repubblica di Genova, il Ducato di Milano (e la dominazione spagnola) e i regni Sabaudo-Piemontesi.La lunga storia di questa piccola enclave della valle del Magra, schiacciata fra gli Appennini e il mare, ha costituito una realtà diversa dal resto della Toscana odierna. In qualche modo la sua indipendenza e le sue relazioni, controverse con Genova, più strette con Modena e Parma, ha creato una popolazione che si differenzia nella storia e nella lingua dalla Toscana, e dagli altri territori contermini.La famiglia Malaspina discende dagli Obertenghi, dinastia longobarda che ebbe come capostipite Oberto I, marchese di Milano (945-975), che fu conte Palatino  e di Luni, marchese di Milano e della Liguria. Viene considerato il più antico membro della casata degli Obertenghi, principe del Sacro Romano Impero.Gli Obertenghi prima, come i Malaspina poi, furono per necessità ghibellini, in quanto investiti del loro potere dall’Imperatore.Oberto I fu capostipite di quattro nobili famiglie italiane: i Cavalcabò (famiglia guelfa di Cremona), gli Este (famiglia originaria del Veneto che resse poi le città di Ferrara, Modena, Reggio e, fra il 1829 e il 1859, anche il ducato di Massa e il principato di Carrara), i Pallavicino (famiglia al potere nell’area fra Cremona, Parma e Piacenza in particolare fra il 1394 e il 1587) e i Malaspina.Il re d’Italia Berengario II (marchese di Ivrea dal 928 al 950 e re d’Italia dal 950 al 961) riorganizzò i suoi territori a sud del Po, dividendoli in tre nuove marche (distretti di frontiera) che presero il nome dai rispettivi marchesi:

  • la Marca Aleramica, o Marchesato del Monferrato, da Aleramo del Monferrato;
  • la Marca Arduinica o Marca di Susa o Marca di Torino, da Arduino il Glabro;
  • la Marca Obertenga di Oberto I.

La “Marca Obertenga” consisteva nel territorio della Liguria orientale ed era chiamata anche marca Januensis o per l’appunto della Liguria orientale, avendo avuto come prima ed antica capitale Genova, ed assommava i territori della Marca di Milano e della Marca di Genova. Era formata dalla Liguria orientale e la Lunigiana, sull’intera Lombardia, l’Emilia, una parte della Svizzera, del Piemonte e della Toscana con i comitati delle città di Genova, Milano, Luni, Tortona, con diritti su Bobbio (feudo monastico), Pavia (parte del territorio tranne la pertinenza imperiale e reale), Piacenza, Cremona, Parma e territori nei comitati di Padova, fra cui Monselice, Ferrara, Gavello (Rovigo) e nella Marca di Tuscia.Il capostipite fu quindi Oberto I, che venne nominato conte di Luni nel 945. Ebbe due figli, Oberto II, che ereditò dal padre il titolo di conte di Luni, e Adalberto I, la cui discendenza darà vita alle famiglie dei Pallavicino e dei Cavalcabò.Oberto II ebbe almeno quattro figli: Berta, moglie di Arduino re d’Italia; Ugo, conte di Milano; Alberto Azzo I, conte di Luni, la cui posterità darà vita agli Este di Brunswick e di Hannover; ed infine Oberto Obizzo I (o Opizzo), che conquistò i feudi della Lunigiana lasciandoli alla discendenza.Nel 1004 infatti, Oberto Obizzo I, combatté insieme al cognato re Arduino contro i Vescovi-Conti di Luni: fu solo il primo conflitto che la famiglia ebbe con i governanti della cittadina di fondazione romana.Il figlio di Oberto Obizzo I fu Alberto I e il figlio di questi fu Oberto Obizzo II (?-1090), padre di Alberto II (?-1140), il primo a farsi chiamare Malaspina (e per questo a volte considerato il vero capostipite della famiglia).

Sulle origini del nome Malaspina esistono svariate teorie e leggende. Secondo alcune versioni il cognome sarebbe derivato dalla cattiva condotta o dallo spinoso carattere di Adalberto I o forse da una sua malformazione.

Secondo un’altra teoria il cognome Malaspina risalirebbe ai tempi di Anco Marzio, IV Re di Roma. A testimoniarlo sarebbe un dipinto, conservato nel Castello Malaspina di Fosdinovo, raffigurante un re adagiato sull’erba ed un cavaliere che brandisce contro di lui un ramo di spine. Il dipinto raffigurerebbe il giovane Accino Marzio, detto anche Alcino, che, secondo un’antica leggenda, nel 548 d.C. nei boschi attorno a Fosdinovo, uccise il re dei Franchi Teodoberto, colpevole di aver assassinato il padre Anco Marzio, trafiggendolo alla gola con una spina. Le ultime parole del re franco furono “Ah, mala spina!” e da questa frase ebbe origine il nome della famiglia.

In merito a questa vicenda lo storico Giuliano Lamorati nell’opera Historia di Lunigiana racconta che Teodoberto riuscì ad entrare a Luni proponendo una pace, ma una volta entrato attaccò i romani uccidendo il re e facendo prigioniero il figlio Accino che ne divenne il servo. Tempo dopo durante una battuta di caccia nei pressi di Fosdinovo il re, accompagnato da Accino, si fermò a riposare ed il giovane approfittò di quel momento per vendicare il padre uccidendo il re dei Galli con un grossa spina che gli introdusse nell’orecchio fino al cervello. L’imperatore Giustiniano, colpito dall’impresa, nominò Accino marchese, assegnandogli lo stemma con lo spino fiorito su tre monti e consentendogli di cambiare il nome in Malaspina.

La scena dell’uccisione di Teodoberto è riportata anche su alcune formelle d’arenaria poste sul portale d’ingresso del castello Malaspina di Godiasco.

Alberto Malaspina ampliò i possedimenti di famiglia dagli Appennini a ridosso della Lunigiana ed entrando in antagonismo con Genova ed i vescovi di Luni.

Nel 1124, nel trattato di pace di Lucca, si fa riferimento a divisioni di beni che coinvolsero i discendenti di Oberto che, nel tempo, daranno vita a diverse e celebri famiglie nobili europee: Brunswick, Estensi, Pallavicino, dei marchesi di Massa, Sardegna e Corsica e dei Malaspina propriamente detti.

I Malaspina crearono in Lunigiana una rete di fortificazioni che consentivano il controllo della vallata e una ottima difesa di un territorio che era diventato il cuore dei loro possedimenti perché era l’area più facilmente difendibile e controllabile. Gli altri possedimenti, provenienti dalla antica Marca Obertenga, erano sparsi verso la Liguria, le province di Piacenza e di Pavia.

Negli anni seguenti i Malaspina furono in conflitto contro prima contro Genova (1172-74), con Obizzo il Grande (1110-1185), mentre il figlio, Obizzo II Malaspina (ca 1140-ca 1193) fu in contrasto contro Piacenza che minacciava il castello di Oramala situato nel comune di Val di Nizza (oggi in provincia di Pavia).

I continui conflitti si fermarono con una mediazione pontificia che portò nel 1189 alla pace tra Parma, Piacenza e i Malaspina. Quest’ultimi, indeboliti e con territori scollegati fra di loro, dovettero cedere a Piacenza, che era sostenuta dai Comuni della Lega Lombarda, tutti i possedimenti e i beni feudali che possedevano in val Taro, in val Ena, Bardone, Borgo San Donnino (ora Fidenza). Calmate le tante discordie intestine, e ridotta la discendenza ai soli due eredi Opizzino (fine XI secolo – 1254. Fu capostipite del ramo dello Spino Fiorito) e Corrado detto l’Antico (1180 circa – post luglio 1254. Fu il capostipite del ramo dello Spino Secco), i quali, non volendo più la comunione dei beni, secondo la legge longobarda, che dava pari diritto di eredità a tutti i figli maschi, vollero dividere l’asse feudale paterno.

La divisione fu sancita a Parma il 28 agosto 1221, con l’accatastamento dei beni che avevano nei vescovadi di Genova, Brugnato e Luni, firmandone la divisione.

Quasi coetaneo di Dante Alighieri fu Moroello Malaspina (1268 ca – 1315) che fu capitano di guerra e strenuo partigiano Guelfo e comandante delle armate di parte nera. Combattè e vinse i bianchi nel 1302 nella battaglia di Campo Piceno, che causò a Firenze il crollo dei Guelfi bianchi.

Dante, che soggiornò a Mulazzo, “capitale” dello Spino Secco, nel castello dei Malaspina ai tempi di Moroello, nel 1306, e dove, si dice, che completò la stesura della “Commedia” [questa affermazione non è condivisa da molti storici che ritengono che fu completata probabilmente a Ravenna, mentre qualcuno sostiene che una parte fu ritrovata postuma, forse opera di uno dei suoi figli], cita questi eventi nel canto XXIV dell’Inferno, affermando che questa vittoria fu come un “lampo venuto dalla val di Magra”…

Tragge Marte vapor di Val di Magra

ch’è di torbidi nuvoli involuto;

e con tempesta impetüosa e agra

sovra Campo Picen fia combattuto;

ond’ei repente spezzerà la nebbia,

sí ch’ogni Bianco ne sarà feruto.

E detto l’ho perché doler ti debbia!»

(Divina Commedia, Inferno, XXIV, versi 145-151)

Ma Dante Alighieri cita ancora tre volte la famiglia Malaspina.

Due volte il poeta errante scrive sulla nobile famiglia lunense nell’VIII canto del Purgatorio, quando prima cita Currado l’Antico (1180 ca – 1254, capostipite del ramo secco dei Malaspina) …

L’uno a Virgilio e l’altro a un si volse
che sedea lí, gridando: «Su, Currado!
vieni a veder che Dio per grazia volse».

e poi il nipote Corrado Malaspina il Giovane (1200-1220-1294) il quale spicca sugli altri compagni di pena nella “valletta dei principi” per i valori cortesi di amore e famiglia.

L’ombra che s’era al Giudice raccolta
quando chiamò, per tutto quello assalto
punto non fu da me guardare sciolta.
«Se la lucerna che ti mena in alto
truovi nel tuo arbitrio tanta cera,
quant’è mestiere infino al sommo smalto»
cominciò ella, «se novella vera
di Val di Magra o di parte vicina
sai, dillo a me, che già grande là era.
Fui chiamato Currado Malaspina;
non son l’antico, ma di lui discesi:
a’ miei portai l’amor che qui raffina».
«Oh!» diss’io lui, «per li vostri paesi
già mai non fui; ma dove si dimora
per tutta Europa ch’ei non sien palesi?
La fama che la vostra casa onora,
grida i segnori e grida la contrada,
sí che ne sa chi non vi fu ancora;
e io vi giuro, s’io di sopra vada,
che vostra gente onrata non si sfregia
del pregio della borsa e della spada.
Uso e natura sí la privilegia,
che, perché il capo reo il mondo torca,
sola va dritta e ‘l mal cammin dispregia».
Ed elli: «Or va; che ‘l sol non si ricorca
sette volte nel letto che ‘l Montone
con tutti e quattro i piè cuopre ed inforca,
che cotesta cortese oppinïone
ti fia chiavata in mezzo della testa
con maggior chiovi che d’altrui sermone,
se corso di giudicio non s’arresta».

Dai versi citati è possibile capire la distinzione che viene fatta con il noto avo (Corrado l’Antico), anch’egli citato nella Commedia, mentre l’ultimo verso è votato all’esemplarità che la famiglia aveva per la concezione poetica di Dante e come elogio ad una delle più importanti famiglie italiane che lo ospitarono durante l’esilio.

L’ultima citazione dei Malaspina nella Commedia, Dante la scrive sempre nel Purgatorio, canto XIX versi 142-145, quando incontra papa Adriano V che, al termine del dialogo, si appella al sommo poeta dicendo:

Vattene omai: non vo’ che piú t’arresti;
ché la tua stanza mio pianger disagia,
col qual maturo ciò che tu dicesti.

Nepote ho io di là c’ha nome Alagia,
buona da sé, pur che la nostra casa
non faccia lei per essemplo malvagia;
e questa sola di là m’è rimasa».

Adriano V, al secolo Ottobono Fieschi, era lo zio di Alagia Fieschi, moglie di Moroello Malaspina, la quale, buona d’indole, pregando per lei che non prenda esempio dalla malvagità della sua famiglia (i Fieschi).

Anche Boccaccio fa riferimento ai nobili valori e alla grandezza della famiglia Malaspina, nella sesta novella della seconda giornata del Decameron, nella quale narra di Corrado come ghibellino e gentiluomo liberale e attento ai valori familiari cortesi dipingendolo nel suo quadro familiare insieme alla moglie e alla figlia Spina.

Corrado Malaspina l’Antico, figlio di Opizzo II, nel 1220, insieme a Opizzo figlio dello zio Guglielmo, sancirono la prima divisione del patrimonio familiare creando il ramo dello Spino Secco sotto il suo governo e il ramo dello Spino Fiorito sotto la paternità di Opizzo. Oltre alla divisione dei feudi della Lungiana, furono oggetto della separazione anche i beni posseduti nell’area lombardo-ligure. Questa suddivisione fu definitivamente confermata dall’Imperatore Federico II.

La divisione su base geografica assegnava a Corrado alcuni possedimenti nell’appennino lombardo-ligure tra i quali la Val Trebbia e il castello di Pregola; in Lunigiana invece occupò Mulazzo e le terre a destra del fiume Magra.

Furono prolifici i rapporti di Corrado e il cugino con l’imperatore Federico II, esistenti già poco dopo l’incoronazione di quest’ultimo. Dopo la conferma dei possedimenti e dei diritti del 1220, nel 1226 Corrado scortò l’Imperatore attraverso il passo degli Appennini. In questi anni Corrado e Opizzo parteciparono attivamente alla sua curia itinerante nel Nord e centro Italia appoggiando le sue campagne ma non con un ruolo di primo piano. Infatti Corrado fu al fianco di Federico II a Monterosi (1220), Capua (1222) e Pontremoli (1226).

L’alleanza di Corrado con Federico II si interruppe per un breve periodo nel 1246 poiché i due cugini parteggiavano con Milano e Piacenza contro la parte imperiale. Mentre la separazione di Opizzo perdurò, Corrado dopo pochi mesi tornò fedele all’Imperatore; così nel 1248 Federico II affidò tutta la Lunigiana al dominio di Pisa eccetto il castello di Pontremoli e le terre di Corrado.

Mulazzo fu uno dei feudi più importanti della Lunigiana, che rimase indipendente fino all’abolizione feudale napoleonica del 1796 con Azzo Giacinto III, e continuando in linea diretta fino al 1810 quando si estinse con il celebre navigatore Alessandro Malaspina, circumnavigatore per il re di Spagna Carlo III.

Corrado ebbe sette figli e dopo la sua morte nel 1254, il feudo venne governato per alcuni anni tra Franceschino, il primogenito, morto nel 1258, Moroello, Federico e Manfredi. Nel 1266 però i fratelli si spartirono il feudo, creando quattro nuovi marchesati: Mulazzo con Moroello, Manfredi con Giovagallo, Federico con Villafranca, Alberto, con parte di Villafranca e Mulazzo. Primo marchese fu quindi Moroello, a cui seguì il figlio Franceschino.

I marchesi di Mulazzo furono:

  Moroello (1225-1284)

  Franceschino (1275-1321?)

  Moroello II (1321?-1365)

  Antonio (1365-1407)

  Azzone (1407-1473)

  Cristoforo (1473-1511)

  Paolo (fratello di Cristoforo, Malaspina del Castello) (1511-1517)

  Moroello III (-1573)

  Francesco Antonio (-1574)

  Gian Paolo II (-1584)

  Leonardo (-1605)

  Gian Vincenzo (- 1625)

  Ottavio (-1646)

  Moroello IV (-1657)

  Azzo Giacinto (-1674)

  Carlo Maria (-1705)

  Azzo Giacinto II (-1746)

  Carlo Moroello (-1774)

  Azzo Giacinto III (-1797)

  Gian Gaspare (Malaspina del Palazzo) (1517-1531). Figlio di Cristoforo.

  Gian Cristoforo (1531-1574)

  Gian Gaspare II (-1584)

  Antonio Maria (-1600)

  Gian Vincenzo (-1625)

  Gian Cristoforo II (-1643)

  Corrado (-1676)

  Obizzo (-1691)

  Gian Cristoforo III (-1763)

  Cesare (-1776)

  Luigi (-1797)

Uno dei personaggi di maggior rilievo della dinastia Malaspina fu Spinetta (Verrucola, 1282 – Fosdinovo, marzo 1352) che, a dispetto del nome, era un erede maschio che discendeva da Obizzo Malaspina e fu marchese della Verrucola e signore di Fosdinovo, capostipite dei successivi marchesi di questo feudo imperiale.Spinetta, detto il Grande, era figlio di Gabriele di Isnardo Malaspina, marchese di Verrucola di Fivizzano, del ramo Spino Fiorito di Fosdinovo.Era amico di Uguccione della Faggiola (Casteldelci di Rimini, 1250 circa – Vicenza, 1º novembre 1319. Condottiero e capitano di ventura italiano, signore di Arezzo, Lucca, Lugo, Massa Trabaria, Pisa e Sansepolcro) e di Cangrande della Scala (Can Francesco della Scala detto Cangrande I, Verona, 9 marzo 1291 – Treviso, 22 luglio 1329).Spinetta Malaspina nel 1308 aveva già poteri giurisdizionali nel feudo di Fosdinovo, anticipatori del potere assoluto che avrebbe assunto dal 1340 in poi.

Nel 1311 venne nominato dall’imperatore Enrico VII di Lussemburgo vicario imperiale di Reggio, ma l’anno successivo l’incarico gli fu revocato.Il suocero Matteo Visconti (ne aveva sposato la figlia Beatrice) lo designò come podestà di Milano nel 1314.Nel 1317 iniziò una contrapposizione fra Spinetta e Castruccio Castracani degli Antelminelli (Lucca, 29 marzo 1281 – Lucca, 3 settembre 1328. Fu duca di Lucca, signore di Carrara, Lerici, Pisa, Pistoia, Pontremoli e Sarzana e gonfaloniere del Sacro Romano Impero), il quale si era impossessato di alcuni feudi della Lunigiana, tra i quali Fosdinovo (alcuni borghi come Giucano, Tendola e Gragnola si sottomisero spontaneamente), costringendolo a rifugiarsi a Verona dall’amico Cangrande, per i quali prestò servizio per molto tempo.Nel 1320, grazie agli aiuti militari di Cangrande, riuscì a riacquistare i suoi possedimenti, ma la lotta con Castruccio continuò comunque e terminò solamente con la prematura morte del condottiero lucchese nel 1328.Nel 1330 combatté i fiorentini al soldo della famiglia genovese degli Spinola. Per i servizi resi ai Della Scala ricevette alcuni feudi nel veronese, tra i quali Affi, Povegliano Veronese e Cavaion Veronese. Nel 1340 ritornò nella sua terra d’origine, dove acquistò tutti i diritti dei nobili locali divenendo signore incontrastato del feudo di Fosdinovo.Intorno all’anno 1400, il ramo dei Marchesi Malaspina della Verrucola di Fosdinovo, prima della sua estinzione nel 1475, hanno una figlia, Apollonia, che andrà in sposa a Cesare Buonaparte di Sarzana.Secondo una corrente di studiosi di storia, Cesare Buonaparte sarebbe un antenato di Napoleone Buonaparte, infatti Cesare e Apollonia avranno un figlio Giovanni e un nipote, Francesco Buonaparte detto il Moro (morto nel 1450) che sposerà Caterina da Castelletto di Pietrasanta (località della Versilia in provincia di Lucca) il cui figlio, Gabriele Buonaparte, che sarà un soldato mercenario della Repubblica di Genova ad Ajaccio, in Corsica.Gabriele Buonaparte (il cognome verrà cambiato in Bonaparte da Napoleone), si stabilirà in Corsica e così la sua discendenza dalla quale nasce la stirpe còrsa della famiglia Buonaparte che ha dato, più di trecento anni dopo, i natali a Napoleone.

Nel XIII e XIV i Malaspina sbarcarono in Sardegna governarono anche il giudicato di Torres, e dal XV al XVII secolo, il ramo Cybo-Malaspina , governò il marchesato indipendente di Massa e il principato di Carrara (poi ducato di Massa e Carrara) fino al 1829, ad eccezione della parentesi Napoleonica. La dinastia Cybo-Malaspina, una delle più importanti di tutta la storia della famiglia, si formò dopo che Antonio Alberico II Malaspina era divenuto nel 1481 Marchese di Massa e signore sovrano di Carrara, carica che condivideva con il proprio fratello Francesco (morto nel 1484). Nel 1483 questi si ribellò ad Antonio: fu però sconfitto, esiliato e assunse lo status di pretendente al trono e la sua legittima discendenza maschile si estinguerà nel 1835. Sprovvisto di eredi maschi, in contrasto con le norme per la successione dei Malaspina che escludevano le donne, Antonio Alberico II designò successore dei feudi la figlia primogenita avuta da Lucrezia d’Este, Eleonora, che convolò a nozze nel 1515 con il ricco nobile genovese Scipione Fieschi, conte di Lavagna e patrizio della repubblica, al fine di usufruire del sostegno della potente vicina; lo stesso anno, tuttavia, la sposa morì. Passato il periodo di lutto, l’anno successivo il Marchese fece sposare la secondogenita Ricciarda con il vedovo, già suo cognato: il matrimonio durò quattro anni, fino alla scomparsa dello sposo, senza lasciare eredi. L’anno prima, nel 1519, Antonio Alberico II morì, e fu la figlia a succedergli come prima sovrana di Massa e Carrara. Giovane (22 anni), vedova, orfana, con diritti opinabili sul marchesato, la Marchesa intravide la soluzione di questi problemi in un legame matrimoniale con qualche influente casato italiano, e il 14 maggio 1520 convolò a seconde nozze con Lorenzo Cybo (1500-1549), conte di Ferentillo, secondogenito di Franceschetto Cybo (rampollo di papa Innocenzo VIII) e di Maddalena de’ Medici (figlia di Lorenzo il Magnifico): lo sposo godette dell’appoggio di Genova e di Roma, essendo il pontefice Leone X suo zio, ed il cardinale Innocenzo Cybo suo fratello. Lorenzo è tuttora conosciuto per il pregevole ritratto che gli fece il famoso pittore Parmigianino (1503-1540) quando aveva 24 anni e ricopriva la carica di comandante delle guardie papali (conservato nello Statens Museum For Kunst, Copenaghen).Dalle nozze di Ricciarda con Lorenzo originò la dinastia Cybo-Malaspina (il primo fu Alberico I), l’ultima esponente della quale sarà la duchessa Maria Teresa (1725-1790), consorte del duca di Modena e Reggio, Ercole III d’Este. La loro erede Maria Beatrice (1750-1829), sarà duchessa di Massa e principessa di Carrara: alla sua morte il feudo fu annesso al ducato di Modena e Reggio, governato dal quintogenito Francesco IV, nato dall’unione con Ferdinando d’Asburgo-Este, figlio dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria. La stirpe si estinse nel 1875 con l’ex duca Francesco V, privo di prole maschile.

Dopo la perdita dei castelli e dei feudi nei territori di Pavia e Piacenza, la parte maggiore dei possedimenti dei Malaspina furono in Lunigiana, e solo successivamente ampliati a Massa e Carrara con lo sbocco al mare. Rimasero signori incontrastati fino al 1797, quando i feudi furono soppressi da Napoleone.Dopo quasi sei secoli di regime feudale lasciarono una Lunigiana divisa in molti piccoli feudi, con un forte frazionamento.A seguito di questa disseminazione della discendenza di decine di rami cadetti e di relativi feudi, non nacquero liberi Comuni, non si formò una borghesia imprenditrice mancando una vicina città che fosse volano di sviluppo. Con poche pianure fertili fu attraversata da eserciti predatori, da mercanti e pellegrini che pagavano pedaggio ai feudatari o agli enti monastici.Quella dei Malaspina è una storia originale nel panorama italiano dal tardo Medioevo fino all’Unità d’Italia. Una famiglia che controllava un piccolo territorio fra le montagne e il mare, diviso fra tutti i discendenti in decine di casate, ma che hanno tenuto insieme il nome della casata e il loro territorio, espandendosi fino al mare con l’acquisizione di Massa e Carrara.

Ancora oggi le popolazioni che vivono queste zone hanno una loro forte identità a partire dal dialetto, assolutamente diverso da quelli confinanti, e originale nei toni e nelle “calate”, con evidenti influenze emiliane, adattate ad un territorio tanto bello quanto aspro e complesso come quello della Lunigiana e delle pendici settentrionali delle Alpi Apuane.I Malaspina ci hanno lasciato 57 fra castelli, torri e palazzi ancora oggi visibili in provincia di Massa-Carrara e altri fuori dalla Toscana. Molti di questi sono ridotti a ruderi, molti altri sono integri e talvolta completamente restaurati anche in epoca recente. Alcuni ospitano strutture turistico-ricettive altri musei, biblioteche e associazioni culturali.

Fonte : www.terredilunigiana.com

www.ilmiomondolibero.it/malaspina/

www.toscana.uno/i-malaspina/

Wikipedia

IL CASTELLO DI LUSUOLO

Il castello di Lusuolo è una fortezza di epoca altomedioevale situata nell’omonima frazione ; il complesso è noto per la sua posizione strategica in quanto si erge su una collina che domina un antico guado del fiume e nell’antichità consentì il controllo del fondo valle e della via Francigena.
Fu proprio per questa ottima posizione che il castello e il relativo borgo fortificato ebbero vita turbolenta fra disordini interni e continui attacchi dalle potenze che si contendevano il potere in Lunigiana.

Il castello nel XII secolo apparteneva a Corrado Malaspina l’Antico e verso la metà del Trecento passò al suo pronipote Azzone Malaspina insieme ad altri possedimenti della zona. La mancanza di figli maschi nella famiglia causò il frazionamento del feudo e la perdita d’importanza dell’imponente rocca rendendola così un facile bersaglio per i nemici.

Il Quattrocento fu un secolo particolarmente violento caratterizzato dalle bramosie di potere degli stati di Firenze, Genova e Milano.
Il castello, scampato agli attacchi di Genova di inizio secolo, grazie alla protezione dei toscani, nulla poté durante l’invasione genovese della Lunigiana del 1449 e fu distrutto in seguito ad un lungo assedio dalla famiglia ligure di Campofregoso e divenuto bottino del condottiero Galeotto di Campofregoso.

Nel 1467 con l’aiuto del marchese di Fosdinovo e del duca di Milano Galeazzo Maria Sforza i Malaspina ripresero il loro danneggiato e impoverito castello. Questo non ebbe più tregua fra lotte interne e continue dispute familiari per divisioni e diritti e soprattutto pressanti intromissioni di Milano e di Firenze.

Nella seconda metà del XVI secolo Ercole Malaspina in seguito a ripetute sommosse dei sudditi si mise sotto la protezione del Granduca di Toscana Francesco I de’ Medici e nel 1575 gli donò l’intera signoria. Annesso definitivamente alla stato di Firenze il castello venne ricostruito e ampliato e nei primi anni del Seicento venne trasformato in una fortezza adatta a resistere alle artiglierie. Già a fine secolo iniziò un graduale smantellamento dovuto all’annessione di Pontremoli al Granducato di Toscana e quindi alla perdita dell’importanza strategica di Lusuolo per i fiorentini.

Il castello e il suo borgo fortificato sono facilmente visibili percorrendo l’autostrada della Cisa A15 nel tratto fra le uscite di Aulla e Pontremoli.

L’assenza di documentazioni scritte e i frequenti rifacimenti della struttura rendono difficile una definizione storica delle fasi costruttive e imprecisa la destinazione d’uso dei siti all’interno della cortina muraria. Le strutture murarie più antiche sono individuabili nel prospetto nord, in corrispondenza di una torre inglobata nella muratura. Il borgo è dotato di imponenti mura con forma triangolare e di una porta meridionale che è l’ingresso principale. L’interno è caratterizzato da un grande cortile trapezoidale con un pozzo centrale. La zona nord del cortile presenta una struttura con interni spaziosi e grandi camini ed ampie volte. Questa è ipotizzabile che in passato potesse essere la residenza del marchese mentre il lato sud del cortile, parzialmente crollato, sembrerebbe una caserma.

Oggi la struttura è stata restaurata e ospita il Museo dell’Emigrazione della gente di Toscana.

Fonte : Wikipedia